Credo che spesso l'età anagrafica non corrisponda a quella che ci si sente o, ancora di più, a quella che si trasmette al di fuori di se stessi.
Ero sul treno per Salerno l'altro ieri.
Avevo portato con me un libro per "ammazzare" il tempo di quel breve viaggio.. uno di quella specie di manuali che tutto sono fuorchè manuali...
Cioè credo che Willy Pasini l'abbia redatto tipo piccolo trattato ma lo spacciano per "manuale"... come del resto si fa per quasi tutti i libri scritti da psicologi et similia.
"L'autostima".
Non sono riuscita a leggere che poche righe..
e non certo perchè non avesse qualche cosina di interessante...
Mi ha distratta dapprima il vociare allegro e sornione di due giovanissimi che dialogavano del loro primo impiego... dagli scatoloni che avevano con se.. dal contenuto che ha tirato fuori uno dei due.. dai discorsi.. un pò di cose, tipo puzzle, mi hanno fatto dedurre che avessero superato qualche concorso e fossero stati presi a lavorare per le ferrovie dello stato.
Erano pieni di un'euforia... un pò li invidiavo.. per la seconda non solo per l'aver trovato finalmente lavoro.
Successivamente, tentando di seguire il filo del discorso scritto, mi ha decisivamente e definitivamente distratta il mare.
Il treno regionale scorreva su quelle consunte rotaie, sbuffando di tanto in tanto.. sembrava stile far west... ed alla mia destra (posto finestrino scelto apposta in giornate di sole come quella) c'era il MIO mare...
Quante volte lo avevo "visto"?
Milioni...
Adesso lo osservavo attenta.. le sue leggere increspature.. il riflesso dei raggi del sole che lo illuminavano come un cristallo.. i pescatori solitari...
Mancava solo l'odore.
Mi sono sentita tornare bambina.. ho rivisto quei cassetti dove raccoglievo i miei diari sempre iniziati e mai terminati... zeppi di sogni irrealizzabili...
Io, incostante e passionale..
Maestrale e scirocco d'Africa...
Il mare... piano piano è stato sotituito da campi.. poi palazzi semi diroccati o villini nuovi di zecca...
E' tornato l'audio e i due ragazzi erano sempre lì, con le loro divise nuove chiuse in scatoloni.. ed i loro ansiosi desideri che volevano uscire fuori..
Ed io sempre con quel libro tra le mani...
Un sorriso mi aveva sfiorato leggermente il viso.. sparito il mare è sparito il sorriso e sono tornata nella mia età.. quella anagrafica.
Dove sono fuggiti quei sogni?
Forse in un libro mai letto.
C'era un tempo in cui credevo davvero che "volere" e "potere" fossero due verbi che andassero a braccetto.
Ascolto.. o meglio mi limito a sentire quanto il mio prossimo, con le migliori intenzioni del mondo, elargisca con queste perle di saggezza e poi ritorno nel MIO guscio... fatto di lesionistica impotenza.
Perchè credo, oggi, che non basti sempre e per ogni cosa o situazione il solo "volere".
Lo trovo eufemistico, talvolta.
Esistono eventi, anche fatti di attimi, nei quali nonostante ci impegniamo con tutta la volontà che possiamo.. beh.. questi non mutano.. nè muteranno.
Allora bisognerebbe lasciarsi andare ad una sorta di accettazione di quanto E' e di quanto NON PUO' .
E sinceramente non credo si possa definirlo un pensiero pessimistico.
Esistono dei confini oltre i quali anche tutte le volontà del mondo non possono accedere.
Inutile combattere contro i mulini a vento.
Rassegnazione positiva, però... non triste sensazione di sconfitta.
.............
Purtroppo io sono un essere umano (specifico il purtroppo perchè molto spesso vorrei non appartenere a questa specie) ed in quanto tale zeppo di difetti... i pregi a stento li vedo... non mi interessano... nemmeno se li vedessero altri al mio posto...
Io mi fermo ai difetti.. perchè sono questi i miei nemici di questa vita odierna.. quelli che la famosa volontà si ostina ad eliminare.... ma sarebbe come cancellare me stessa.. e sinceramente nemmeno questa soluzione mi sta bene.
Io vorrei rimanere come sono... però come sono "non funziona"... e quindi mi vedo costretta a modificare le impostazioni... a discapito di una personalità...
Quanto mi costa?
Rimangono sempre troppe queste malefiche domande.
Ne odio le risposte.. e quindi rimangono lì.. ferme e stabili come molossi... mille domande.. per sempre attaccate a quel miserrimo punto interrogativo.
?
on air: Tango cancion, Gotan Project
Non sono normale.
Cioè se esiste una normalità.. o una certa "consuetudine"... io non mi ci ritrovo.
Non faccio che sentire e leggere inni al week end.
A me da la nausea.
Sarà che ora come ora son disoccupata...
..però anche quando lavoravo a me stava sui maroni (si può dire? Beh l'ho scritto già... mi censureranno, pazienza) il sabato sera ed in particolare la domenica.
Beh in fondo so bene perchè odio questi giorni... però mi sento proprio anomala.
"Che bello, è venerdì.. stasera si esce.. domani anche.."
Ma dico io: perchè si DEVE uscire proprio o solo il venerdì o il sabato?
Insomma esitono altri 5 giorni in cui puoi fare ciò che ti pare.. ovvio che se il giorno dopo hai lavoro o altri impegni non puoi far tardi...
Però, cavoletti, puoi uscire senza esagerare.
Mi annoia tutta questa voglia di "divertirsi_assolutamente_ed_ad_ogni_costo" .
Un pò come il capodanno...
Insomma nella maggior parte dei casi ti annoi ma non lo dici perchè sennò fai la figura del palloso.
Ed allora SU CHE CI DIVERTIAMO.. anche a costo di mentire a se stessi.
Io me ne sto a casa, tranquilla.. vago sul web.. scarico musica.. leggo.. insomma rimango a casa...
E ribadisco: non sono normale!
.....
Ognuno di noi in ogni momento della propria vita ha una domanda che si pone, dalla più banale alla più importante..
...non passa istante che non ci si ponga un quesito.. e poco importa se anche dopo un nanosecondo (esistono i secondi nani? Io ne conoscevo sette una volta, mah..) ne subentra un altro senza che al precedente vi sia stata trovata una risposta..
Fatto sta che le domande sono onnipresenti e spesso diventano una sull'altra fardelli pesanti quanto forse solo Atlante potrebbe immaginare.. tanto opprimenti o costanti che ci si dimentica perfino l'origine..
Insomma un pò come "zuzzurro&gaspare"... si parte dal bruscolino per arrivare al ponte di Brooklyn.
Queste sono alcune di quelle ultime che mi tornano in mente...
Cinismo?
Voglia o desiderio?
Gelato o caldo?
Volontà?
Persone o meri fantocci?
Involucro o contenuto?
Famiglia?
Ascensore o scale?
Malinconia?
Amicizia o amore?
Internet?
Droga?
Vita?
Ricordi?
Dissociazione o dissociarsi?
Valore delle parole o dei fatti?
Qual'è la parola giusta per "raccontare"? ..... per "descrivere", invece?
Comunicare?
Pane e nutella o dieta ferrea?
Comprendere?
Tacchi alti o scarpe rasoterra?
Lavoro?
Giacca o piumino?
Solitudine?
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Meglio il silenzio o una pagina bianca?
"Unalei" era il suo nome.
Era il vero nome della nonna paterna alla quale fu cambiato dopo l'adozione.
Unalei da bambina lo odiava a tal punto che quando giocava, sola, se lo cambiava con tanti altri... a secondo del gioco o semplicemente del momento.
Un nome qualsiasi meglio di quello.... tanto nei giochi si può tutto e la fantasia di una bambina sola era capace di inventare tante vite e tanti nomi.
Troppi a volte... ma mai quello.
Era cresciuta nella bambagia, come se tutto il mondo potesse in qualche modo sgretorarla.
Per quanto negli anni si fosse battuta contro quella "gabbia d'oro" non aveva ottenuto altro che le ali ferite contro quelle maledette pareti e sempre quel nome addosso.
Adulta secondo il mondo, ancora bambina nel suo animo, con la fantasia aveva costruito tante storie, troppe... anche con se stessa.. ed oggi non si accorgeva nemmeno più che se qualcuno la chiamava: "unalei!" lei si girava e rispondeva... senza badare che volgendosi ammetteva di essere ciò che non voleva.
Camminava per le strade di quella città... ne respirava gli odori.. ne ascoltava le voci.. come aveva respirato ed ascoltato tanti luoghi, veri o immaginati..
Lo sguardo semi perso... vacuo di ricordi che non sapeva se fossero veri o soltanto sogni...
Unalei era li e non c'era...
Pensava ad un nome diverso..
..e non le veniva in mente nulla se non "unalei".